Donnie (2)
non è travisare il significato delle cose che mi colpiscono in profondità, ma analizzarle da angolazioni meno appariscenti in grado di farmele sentire più mie senza soffrire troppo. perchè di sperare ho troppo bisogno
il bambino, vicino di casa di donnie, che chiede a gretchen se conosceva il ragazzo appena morto. la sua risposta negativa, quasi annacquata da una piccola esitazione, come se per un attimo si fosse veramente mantenuto il ricordo di una vita riannodata dal giovane uomo-dio... e subito dopo, il saluto innocente, fraterno alla madre appoggiata ad un albero, ancora troppo scossa per piangere.
due sorrisi femminili che si incontrano, custodi di assurde disgrazie... mad world, schermo nero.
ecco, io sarò fissato con il concetto di fraternità, ma sento il bisogno di incanalare tutto nel suo materno grembo, forse perchè il mio rimane sempre un "concetto" e mai una prassi.
troppo preso dalla paura di non disturbare il prossimo per poter rischiare il contatto, il dialogo di cui abbiamo immenso bisogno
carrellata di personaggi, non importa se positivi o negativi, colti nella loro solitudine, con le ali del sogno tarpate o con il rimorso a banchettare sulle angoscie che ci caratterizzano. bisogno degli altri per colmare le lacune dell'esistenza, per vincere i propri demoni. non ricette preconfezionate, oggetto di durissima accusa, ma sincerità e amore. perchè in alcuni momenti è vero che si è soli e che scappare è l'istinto animale che è facile assecondare, ma facendo così ci si perde.
anche se la rabbia nichilista non muore MAI e nasconderla è ancora più stupido che assecondarla passivamente. travasarla è l'unica soluzione che scorgo all'orizzonte.. capire dove è il problema...
e per inseguire l'utopia ci si può pure sacrificare inconsapevolmente.
L.
